L’opera figurativa è materia. Materia che parla. Che parla di qualcosa e di qualcuno: di sé stessa, di chi la mette in forma, di un pensiero, di un sentire. E parla a qualcuno, o, forse meglio, con qualcuno: che la guarda, o comunque la percepisce. Nella sua materialità, ma anche, spesso, oltre questa. Lo scarto non è nella materia, ma nello sguardo di chi la osserva. Per questo può congiuntamente e simultaneamente, esserci, cioè apparire, e non esserci, nascondersi, o forse riuscire a negarsi proprio nel suo lasciarsi solo intravedere, quasi in controluce. Per questo l’arte è forse il primo approdo dello scarto, che lì può forse più facilmente mettere sé e l’occhio in discussione con il suo stesso mostrarsi.

Tracce di uomo

legno, pelle, punti metallici (68 x 45), 2019

Notturno

legno, punti metallici (58 x 92,5), 2019

Prove tecniche di intaglio

legno (50 x 15; 63 x 16; 65 x 18), 2019

Terre emerse

legno, ferro (83 x 86), 2019

Zona rossa

legno, juta84,5 x 70 (84,5 x 70), 2019

Muro dei sospiri

legno, juta, spago, gesso, marmorina, anilina (120×156), 2019

Monte Rosa

legno, juta, gesso, marmorina, anilina (59×65), 2019

Suoni del vento

legno (h 160-200), 2018

Intreccio sospeso

legno, juta (109 x 109), 2018